Confartigianato - Comunicati
03/07/2015

Tasi sugli immobili produttivi: impatto pesante per le imprese

 In questi giorni sono numerose le scadenze e i pagamenti che gravano sulle aziende e sugli imprenditori, per questo l’ufficio studi di Confartigianato ha valutato il peso di Imu e Tasi su chi ha un’attività. Dall’analisi è emerso che l’Emilia Romagna è una delle regioni in cui la pressione fiscale sugli immobili produttivi è meno gravosa, eppure questi adempimenti impattano in maniera considerevole sulle imprese, soprattutto coi recenti aggravi legati ai nuovi parametri. L’aliquota complessiva per gli immobili produttivi si discosta di poco dal profilo di tassazione determinato dalle aliquote ordinarie, confermando l’anomalia di capannoni tassati alla stregua di seconde case.  

Il riepilogo dei comuni e della loro popolazione, divisi per intensità di tassazione sugli immobili produttivi, indica che il 41,6% dei comuni con il 40,9% della popolazione nazionale applica una tassazione medio-alta con aliquote medie comprese tra il 9,10 e il 10,50 per mille, mentre un quarto (25,6%) dei comuni con il 13,4% della popolazione applica una tassazione medio-bassa con aliquote medie comprese tra il 7,7 e 9 per mille. Un altro quarto (25,2%) dei comuni in cui risiede il 42,2% della popolazione impone una tassazione alta con aliquote medie superiori o uguali al 10,60 per mille (aliquota massima consentita per l’Imu) e solo il 7,6% dei comuni, in cui si concentra solo il 3,5% della popolazione applica una tassazione bassa con aliquote medie inferiori o uguali al 7,60 per mille (aliquota base per l’IMU).
L’analisi delle aliquote per regione evidenzia che una minore pressione della tassazione immobiliare si registra in Emilia-Romagna con 9,90 per mille, preceduta dal Veneto con 9,64 per mille e poi due regioni a statuto speciale: la Sardegna con 9,05 per mille e la Valle d'Aosta che, con 8,16 per mille, è la regione con la somma più bassa delle aliquote ordinarie di Imu e Tasi.
Risulta, inoltre, chiaro che il peso crescente della tassazione locale sugli immobili (forse l’unica leva lasciata a disposizione degli enti locali a fronte di un calo degli stanziamenti del governo centrale), contribuisce a deprezzare il valore delle abitazioni e deprime ulteriormente un mercato dell’edilizia che ha già pagato un peso enorme: il comparto è passato dai 1.728.000 occupati del 2011 ai 1.454.000 del 2014 con una perdita di 274.000 posti di lavoro, il 15,8% in meno in soli 3 anni. Senza sottovalutare il fatto che, nell’arco di tempo in cui è esplosa la tassazione sugli immobili produttivi (2011- 2014), il fatturato del settore manifatturiero in Italia è diminuito del 7,4%, con una perdita di 67,8 miliardi di ricavi. 
 
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