Confartigianato - Comunicati
07/03/2017

8 marzo: parità difficile per le imprenditrici

Le imprenditrici rappresentano una percentuale significativa del sistema produttivo italiano, su 5 milioni di imprese regolarmente iscritte alla Camera di Commercio, 1 milione e 300 mila si fregia di un titolare donna o di una maggioranza femminile nell'assetto societario. Donne Impresa Confartigianato, in occasione della festa della donna, vuole porre l’accento sulla necessità di garantire a tutte le donne un accesso paritario e non formale al mondo dell’autoimprenditorialità. Come evidenziano i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato una compagine rilevante si registra anche nell’artigianato dove sono ben 216.405 le imprese femminili del settore, pari al 15,9% del totale; in ambito regionale (131 mila imprese registrate all’Albo artigiani) la percentuale viene rispettata, il 15,6%,  poco meno di 26.600 aziende, è infatti guidato da donne. Le imprenditrici artigiane sono complessivamente 357.110 e, di queste, 37.503 sono presenti in Emilia-Romagna. Questa vitalità imprenditoriale che porta ricchezza, posti di lavoro e stabilità sociale, deve poter essere garantita da efficaci politiche di conciliazione che consentano alle donne di non dover scegliere tra famiglia e lavoro. Da una rilevazione fatta da Confartigianato dell’Emilia-Romagna sul settore è emerso, infatti, che una imprenditrice dispone mediamente di non più di 30 minuti della giornata per se stessa e i propri interessi. Il resto del tempo è assorbito dalla gestione dell’impresa e dalle cure dedicate alla famiglia: il 39,3% delle imprenditrici si occupa regolarmente dei figli under 18, e un quarto di loro (24% delle intervistate), deve prendersi cura di persone anziane, malate o disabili. Un gap rispetto alle lavoratrici dipendenti che sono maggiormente tutelate dalla legislazione, le autonome infatti non godono degli assegni familiari ordinari ma solo di quelli erogati dai Comuni e legati all’ISEE, mentre il voucher per il babysitting ha una durata di tre mesi, la metà rispetto a quello delle dipendenti. Anche sulla assistenza ai familiari disabili o non autosufficienti, non dispongono di strumenti equivalenti a quelli fruibili con la legge 104. Situazione aggravata da un fisco che non tiene conto di quelle situazioni di cura e assistenza che l’imprenditrice assicura alla propria famiglia o ai congiunti e che condizionano, spesso pesantemente, la sua presenza in azienda. 
Donne Impresa auspica che la ricorrenza divenga un’occasione per riflettere sulla necessità di abolire gli ostacoli che ancora gravano sulle donne che scelgono un lavoro autonomo.

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