Confartigianato - Comunicati
31/07/2012

Sanità: l’Emilia Romagna regione più virtuosa

 Le inefficienze della sanità pubblica al centro di uno studio Confartigianato

L’Emilia Romagna fa segnare l’avanzo più elevato

 

L’ufficio studi di Confartigianato ha fotografato la sanità italiana. Dall’indagine emerge che la spesa pubblica in questo campo, nel 2012, ammonta – secondo le indicazioni del Documento di Economia e Finanza del 18 aprile 2012 – a 114,5 miliardi, pari al 7,2% del PIL e al 14,2% della spesa pubblica complessiva. Secondo gli ultimi dati disponibili di contabilità nazionale e delle amministrazioni pubbliche tra il 2000 e il 2011 la spesa sanitaria è cresciuta del 64,1%, con un ritmo doppio rispetto dell’aumento del 31,9% registrato dal PIL. Nel 2011 la spesa sanitaria pro capite in Italia ammontava a 1.851 euro per abitante, è indispensabile che la gestione del servizio sanitario trovi l’equilibrio tra la spesa e il finanziamento. Le due principali tipologie di ricavi che finanziano il Servizio Sanitario Nazionale derivano per il 48,7% dal fondo per fabbisogno sanitario ex decreto legislativo 56/2000 e per il 34,5% con entrate derivanti da Irap e Addizionale Irpef. La quota più consistente del disavanzo viene determinato da 6 regioni che, da sole, cumulano un disavanzo di 10.407 milioni, pari al 94,5% del totale. In testa il Lazio che, tra il 2008 e il 2011, ha registrato un disavanzo sanitario di 4.958 milioni, pari al 45,0% del totale, seguito dalla Campania con 2.337 milioni pari al 21,2%, dalla Puglia con 1.103 milioni pari al 10,0%, dalla Sardegna con 786 milioni pari al 7,1%, dalla Calabria con 632 milioni pari al 5,7% e dalla Sicilia con 592 milioni pari al 5,4%. All’opposto si individuano 8 regioni virtuose che nel quadriennio esaminato fanno segnare un avanzo: il valore più elevato in Emilia Romagna con 113 milioni, seguita da Bolzano con 65 milioni, dal Veneto con 63 milioni, dal Friuli Venezia Giulia con 59 milioni, dalle Marche con 52 milioni, dalla Lombardia con 45 milioni, dall'Umbria con 32 milioni e dal Piemonte con 28 milioni.

Un più elevato deficit non si traduce neppure in una migliore qualità del servizio, basti pensare che in Emilia Romagna, la regione più virtuosa dal punto di vista della gestione del Servizio Sanitario Nazionale, la quota di utenti insoddisfatti è solo del 8,9%, mentre all’opposto in Lazio, regione col più alto disavanzo, la percentuale di insoddisfazione è triplicata (25,4%).

Tra le criticità emerse dall’indagine la mobilità interregionale, con picchi soprattutto nel mezzogiorno dove il 9,2% dei ricoveri avviene in regioni diverse da quelle di residenza, con un aggravio nelle spese di circa 3 miliardi di euro e il primato italiano dei parti cesarei: il 38,2% dei parti avviene con questa modalità, contro la soglia del 15% raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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