Lavoro

Cassazione: pagamenti non tracciabili e sanzioni per il datore

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 6633/2026, ha ribadito un principio di grande rilievo per i datori di lavoro: il pagamento delle retribuzioni deve avvenire esclusivamente con modalità tracciabili.

La pronuncia chiarisce che, in caso di erogazione degli stipendi in contanti — in violazione di quanto previsto dai commi 910-913 dell’art. 1 della legge n. 205/2017 — non è possibile applicare il cosiddetto “cumulo giuridico” delle sanzioni. Questo perché ogni pagamento effettuato in contanti, ad esempio su base settimanale, costituisce una violazione autonoma, derivante da condotte distinte e reiterate nel tempo.

Di conseguenza, le sanzioni non possono essere unificate, ma devono essere applicate singolarmente per ciascuna infrazione, con un impatto economico potenzialmente molto più rilevante per il datore di lavoro.

La Cassazione conferma l’orientamento già espresso dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro che, attraverso varie indicazioni amministrative — tra cui la nota n. 5828/2018 — aveva chiarito in modo inequivocabile l’inapplicabilità del cumulo giuridico in simili fattispecie.

Il messaggio è chiaro: garantire la tracciabilità dei pagamenti non è solo un obbligo formale, ma un presidio fondamentale di legalità e trasparenza nei rapporti di lavoro. Ignorarlo espone a sanzioni multiple e significative.