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Il Ministero della Salute, a seguito del Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus SARS.CoV-2/COVID19 negli ambienti di lavoro del 6 aprile scorso, ha fornito alcuni importanti chiarimenti inerenti al tema della riammissione in servizio dei lavoratori a seguito di assenza per malattia da COVID19.

Di seguito le procedure previste dalla circolare ministeriale nelle varie casistiche riscontrabili:

  1. Lavoratori positivi, ricoverati e con sintomi gravi Al fine di valutare eventuali situazioni di riduzione della capacità polmonare, con conseguente eventuale rischiosità per l'adibizione alle mansioni precedenti alla malattia, il rientro è subordinato a due fattori: avvenuta negativizzazione e conferma di idoneità alla mansione da parte del medico competente ai sensi dell'ex art. 41, comma 2, lettera e-ter decreto 81/2008 e sei Testo Unico Salute e Sicurezza sul Lavoro (da effettuarsi a prescindere dalla durata del ricovero e/o dell'assenza per malattia).
  2. Lavoratori positivi: con sintomi Il lavoratore può rientrare al lavoro a condizione che siano trascorsi 10 giorni dalla comparsa dei sintomi con un tampone molecolare negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (ageusia ed anosmia non sono considerati, al riguardo, rilevanti, se ancora presenti).
  3. Lavoratori positivi: senza sintomi Il lavoratore può rientrare al lavoro dopo 10 giorni di assenza di sintomi ed attestazione di tampone molecolare negativo.

Nei casi 2 e 3 il lavoratore ha l'obbligo, ai fini del rientro, di inviare tramite il medico competente l'attestazione del tampone (negativo) al proprio datore di lavoro, anche in via telematica.

Inoltre, i lavoratori negativizzati nei suddetti casi 2 e 3 anche se conviventi con soggetti ancora positivi alla data dell'avvenuta esecuzione del tampone (negativo) possono essere reintegrati senza alcuna ulteriore formalità od obbligo.

  1. Lavoratori positivi a lungo termine Sebbene le evidenze scientifiche attuali attestino che nei positivi di lungo termine, per i quali non vi siano quindi sintomi da almeno 7 giorni, ma perduri uno stato di positività al virus per almeno 21 giorni, non vi siano rischi rilevabili di poter trasmettere il virus a terzi, il Protocollo del 6 aprile 2021, per un principio di maggiore precauzione della salute dei lavoratori nonché per esigenze di maggiore tutela giuridica del datore di lavoro, ha stabilito che il rientro al lavoro può avvenire solo ed esclusivamente a seguito di attestazione di tampone molecolare od antigenico negativo.

Pertanto, in attesa della negativizzazione del tampone, il lavoratore può, se possibile svolgere l'attività in modalità agile, altrimenti dovrà farsi coprire il periodo intercorrente tra il rilascio dell'attestazione di fine isolamento ai sensi della Circolare del 12 ottobre e la negativizzazione con un certificato di malattia rilasciato dal proprio medico curante.

In questo caso non serve, salvo specifica richiesta del lavoratore, la visita da parte del medico competente per verificare l'idoneità alla mansione (art. 41, comma 2, lett. E-ter D.Lgs. 81/2008).

  1. Lavoratore contatto stretto asintomatico Il lavoratore che sia un contatto stretto di un positivo, informa il proprio medico curante che rilascia certificazione medica di malattia nel caso in cui l'attività lavorativa non possa essere svolta in modalità agile. Per il rientro al lavoro occorrerà attendere 10 giorni dal contatto con il caso positivo e poi trasmettere l'esito di un tampone (molecolare o antigenico) negativo al datore di lavoro per il tramite del medico competente.