Categoria:
Ambiente e sicurezza

Dal 1° gennaio 2021 sono in vigore le nuove disposizioni in materia di rifiuti introdotte dal D.Lgs 116/2020, contenente importanti novità derivanti dalle norme comunitarie sull’economia circolare.

È stato eliminato il concetto di “assimilabilità” dei rifiuti speciali agli urbani ed è stata introdotta una nuova classificazione di rifiuti: sono considerati rifiuti urbani i rifiuti domestici e rifiuti simili ai domestici, prodotti dalle attività di cui all’Allegato L-Quinques e se inserite nelle tipologie elencate nell’Allegato L-Quater del D.Lgs 116/2020.

I rifiuti prodotti dalle imprese sono esclusi dalla definizione di rifiuti urbani e rimangono rifiuti speciali.

Le utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti simili agli urbani, previa dimostrazione di averli avviati al recupero così da poter essere escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti. Occorre evidenziare che il Testo Unico Ambientale prevede esclusivamente che il produttore dimostri di aver avviato al recupero i rifiuti, ma non prevede esplicitamente alcun vincolo di comunicazione né preventivo né periodico, se non nel solo caso di rientro nel servizio pubblico.

Confartigianato, pertanto, contesta la previsione dell’obbligo di comunicazione introdotto dal DL Sostegni in base alla quale le imprese devono comunicare entro il 31 maggio (30 giugno dal 2022) se intendono avvalersi di privati o meno, indicando la tipologia e quantità di rifiuti simili ai domestici oggetto di avvio al recupero.

Una comunicazione non prevista dalla norma europea, né compatibile con le modalità di scelta da parte di un’impresa.

Per tali ragioni Confartigianato considera questa comunicazione inutile, ritenendo che le imprese difficilmente possano gestirla (non potendo conoscere con un anno di anticipo le informazioni circa i rifiuti che produrranno e non avendo i necessari elementi per operare una scelta tra servizio pubblico o privato). Ciononostante il DL Sostegni ha voluto confermare questa impostazione, venendo incontro alle forti pressioni avanzate dai Comuni anche per il tramite di ANCI. Nel nostro territorio, la scadenza del 31 maggio è stata modificata da parte dei 13 comuni che fanno capo alla società in house “Alea”, in quanto è stato concesso alle imprese di poter decidere l'eventuale uscita dal servizio pubblico fino al 30 giugno, anche per i prossimi anni. In proposito bisogna precisare che tale comunicazione non consiste in un adempimento sanzionabile, ma rappresenta lo strumento attraverso il quale i Comuni dovranno acquisire le informazioni necessarie a organizzare il servizio pubblico ed effettuare la conseguente programmazione economico/finanziaria, anche ai fini della determinazione delle tariffe della TARI.

In base alle informazioni a oggi in nostro possesso, risulta estremamente difficoltoso, fornire indicazioni su quali scelte adottare in merito alla decisione sul Gestore a cui affidare i propri rifiuti urbani (Pubblico o Privato). Per tale motivo Confartigianato invita le imprese associate ad attendere prima di procedere con valutazioni di carattere economico.

Si fa presente infine che la possibilità di uscire dal servizio pubblico rimane per tutti gli anni a venire, pertanto se non fatta entro il 30 giugno 2021 sarà possibile farla entro il 30 giugno di ogni anno, con validità dal 1 gennaio dell'anno successivo.